In questi due
volumi che danno corpo al Catalogo Ragionato dei Dipinti di Antonio Ligabue ho finalmente
concretizzato una impresa trentennale avendo fatto di questo artista lo scopo professionale
della mia vita. Marzio Dall’Acqua, da sempre il più assiduo e rigoroso studioso
del pittore, è il curatore dell’apparato critico-biografico.
Fondamentale è stata la collaborazione del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue
che ho l’onore di presiedere, fondato a Parma nel 1983 da critici e uomini di cultura,
tra i maggiori intellettuali italiani, con lo scopo di approfondire gli aspetti sconosciuti
dell'opera di Ligabue e di crearne un'immagine scientificamente credibile e valida. Alcuni
dei fondatori non hanno avuto la fortuna di veder concretizzarsi in questa edizione il frutto
di anni di incessanti e rigorose ricerche: penso a Davide Lajolo, Cesare Zavattini, a Franco
Solmi, Italo Mussa, a Luigi Serravalli, Mario De Micheli, all’amico Franko Benedetti.
Un particolare ricordo va ad un appassionato d’arte sensibile e intelligente, Cesare
Garavelli, uno dei primi collezionisti che abbia creduto fermamente in questo autore sostenendolo
materialmente e moralmente. A loro desidero dedicare questo catalogo.
E’ grazie a loro, e a tutti gli attuali membri, se oggi questo Centro è il punto
di riferimento per chiunque voglia accostarsi a questo artista, sia egli interessato a vendere
o acquisire opere; mi preoccupo personalmente di fornire le necessarie informazioni, la documentazione
certa sul dipinto o scultura che sia, valutazioni di qualità, con particolare attenzione
alle quotazioni seguendo costantemente l’andamento del mercato di questo autore fortemente
in ascesa.
Sono esattamente 868 i dipinti qui raccolti, dal 1928 al 1962; una produzione invero abbastanza
modesta per numero, ma spesso altissima di qualità. La 'ripetitività' che si
attribuisce a Ligabue, lo si potrà vedere molto bene scorrendo queste pagine, è in
realtà segno di uno studio e di una ricerca continua, è variazione su di un tema,
scoperta di nuove possibilità formali - sempre molto rigorose in una sottesa geometria
costruttiva ed in una cromia che crea le forme e le immagini -, è ricostruzione mnemonica
di elementi figurativi interiorizzati, nei quali la lezione dell’arte, vissuta nella
sua completezza, dalle illustrazioni d’infanzia, ai dipinti, ai fumetti, ai quadri d’osteria,
si univa e mescolava con ciò che aveva realmente visto nella realtà dei circhi,
della quotidianità e del cinema, in un miscuglio che era esistenziale ed emotivo, ma
anche immaginativo ed inventivo.
Questo catalogo è una pietra fondamentale che sgombra l’arte di Ligabue da illazioni
e sensazionalismi giornalistici, inoltre, con la pubblicazione dei testi fondamentali in inglese
oltre che in italiano, Ligabue diventa disponibile all’intero mondo dell’arte internazionale.
E’ un modo per collegare idealmente tra loro i collezionisti, coloro che nel tempo hanno
creduto in me ed investito sull’artista. E’ fornire una garanzia agli studiosi
per poterne approfondire gli aspetti linguistici e creativi. Strumento di lavoro, ma anche
mezzo di indagine e scoperta, questa edizione generale dell’opera di Antonio Ligabue è comunque
un punto fermo per indagarne e conoscerne l’opera e lo stile. E’ una traccia, una
tappa da cui partire: il lavoro è ancora molto da fare.
Augusto Agosta Tota
presidente
del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue
CATALOGO
RAGIONATO DEI DIPINTI DI ANTONIO LIGABUE
N. 2 volumi, f.to cm. 30x28, di 300 pagine cad. racchiusi in un elegante cofanetto
Illustrazioni: 868 dipinti di cui 668 a colori e 200 in b/n
Ogni quadro è corredato da una scheda descrittiva storico-critica |
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E’ giunta
ormai a una fase avanzata e matura l’opera di rivisitazione critica che il Centro di
Studi e Archivio Antonio Ligabue, promosso oltre quindici anni fa da Augusto Agosta Tota, ha
compiuto sull’artista. Ci troviamo in un momento, quindi, in cui si può finalmente
far capire come si sia modificata l’immagine di Ligabue in questo periodo e secondo quali
motivazioni, anche a chi non fosse troppo informato su questo artista.
Ligabue poeta contadino, genio popolare viene conosciuto attraverso una combinazione nella
quale la vicenda autobiografica e la malattia mentale svolgono un ruolo decisivo. Si è già detto
come simili interpretazioni di Ligabue fossero condizionate storicamente e ideologicamente.
(…)
Anche la grande riscoperta popolare di Ligabue avvenuta alla fine degli anni Settanta, introdotta
dallo sceneggiato RAI di Salvatore Nocita (1977), ha avuto motivazioni ideologiche: Ligabue
diventa l’emblema del riscatto dalla malattia mentale proprio nel momento in cui Franco
Basaglia, padre dell’'anti-psichiatria' italiana, dopo l’esperienza all’ospedale
psichiatrico di Trieste, innesta un meccanismo a catena che di lì a poco avrebbe conseguito
anche l’avallo della legge. Agli occhi dell’opinione pubblica, il recupero di Ligabue
finisce per inserirsi in una più complessiva battaglia civile che per la prima volta
in Italia riconosce la dignità del malato di mente. Nessuno, meglio di Ligabue, avrebbe
potuto simbolizzare questo progresso, importante nell’evoluzione della società italiana
di quegli anni. (…)
Oggi, però, possiamo dire di avere un Ligabue più 'ordinario', più concreto
di quanto non risultasse in passato. Anche non volendo rinnegare del tutto il modello romantico
e retorico del 'genio contadino', oggi si prova a pensare a Ligabue come a un artista che non
dovesse dimostrare per forza la bontà di un assunto neorealista. Un artista, quindi,
in cui l’istinto gioca certamente un ruolo di notevole rilievo, ma che non è certo
privo di quella che viene chiamata la “ragione dell’arte”, cosciente di avere
una base di formazione, per quanto empirica e non colta, e di poter perfezionare la propria
sensibilità espressiva avvertendo nuove sollecitazioni artistiche, così come
avviene durante la sua vita artistica. In questo senso, Ligabue va considerato un autonomo
continuatore del filone primitivista italiano, anche se naturalmente lontano dalle cerchie
intellettuali che maggiormente lo hanno promosso; un primitivista 'diretto', brut,
che era giunto a un certo tipo di maniera non attraverso un percorso à rebours,
come era capitato a molti suoi colleghi dalle formazioni ben più ortodosse, ma attraverso
un ulteriore percorso. Di qui la necessità di stabilire nella storia dell’arte
del Novecento un più equilibrato rapporto fra espressioni colte e meno colte, impedendo
che le prime vadano a soffocare ingiustamente le altre.
Il Ligabue 'ordinario' che la critica ha delineato in questi anni rinuncia anche a un legame
troppo vincolante con il motivo del “riscatto dalla malattia mentale”. Si inizia
a pensare, cioè, a un Ligabue come a un artista che non è frutto inevitabile
dei suoi problemi psichiatrici; un Ligabue di cui certamente non si negano i tormenti, dalla
vita fatta di enormi sofferenze, ma che non creava certo le sue opere in stato di trance,
e che anzi riusciva a trovare nella creazione artistica un momento, un freno alla travolgente
forza degli impulsi interiori, di pace al dominio del kaos universale, in continuo
rapporto dialettico con la natura e la società.
Sarà questo Ligabue 'ordinario', recuperato a una dimensione interpretativa più credibile,
il punto di partenza per i progressi critici degli anni a venire.
Vittorio Sgarbi |
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