Il
Centro Studi & Archivio “Antonio Ligabue” , con sede in Parma, è il
punto di riferimento per chi si accosta a Ligabue con interessi critici, culturali e scientifici.
Presidente è Augusto
Agosta Tota, editore, operatore culturale, organizzatore di esposizioni e di iniziative promozionali,
di origine guastallese, attivo a Parma sin dal 1970, è noto, non solo in Italia, come
il più qualificato ambasciatore dell’artista. Ha conosciuto il pittore, sostenendolo,
in vita, e presentandone l’opera in una serie di mostre di carattere internazionale,
sin dal 1977 con la mostra ad Amburgo “Italienische naïve Maler” e
quindi in Canada, a Toronto, in concomitanza con la distribuzione a livello
mondiale dello sceneggiato della Rai su Ligabue, realizzato dal regista Salvatore Nocita con
Flavio Bucci che magistralmente interpretava il pittore di Gualtieri. A Montreal, lo sceneggiato,
costruito su di una idea di Cesare Zavattini, aveva vinto nel settembre del 1978 il Gran
Premio delle Americhe al Festival cinematografico di Montreal e fu venduto alle
televisioni di oltre cento paesi.
A Ligabue Augusto Agosta Tota ha dedicato la più grande antologica fino ad allora costruita
in Italia, a Milano, con una esposizione, nel Palazzo dell’Arengario,
Salone delle Cariatidi, in Piazza Duomo, dal novembre 1980 al gennaio 1981. La mostra fu ricostruita,
nello stesso anno da gennaio a marzo, a Bordighera al Grand Hotel del Mare,
in attesa di essere trasferita al Museo Civico “Villa Ciani” di Lugano,
dal 9 maggio al 28 giugno. L’anno successivo a Parigi veniva presentato
il film tratto dallo sceneggiato di Nocita ed in quell’occasione, marzo e aprile, all’Istituto
Culturale Italiano e alla Galerie C. Ratié, Augusto Agosta Tota organizza un’antologica
dell’artista, di cui una parte farà sosta al Parlamento Europeo di Strasburgo. Le
Figaro intitolò il suo articolo a nove colonne, in occasione dell’antologica
parigina, “Ligabue ou la différence”, Ligabue o la differenza,
intendendo la diversità che lo rendeva particolare anche rispetto ad un artista francese come
Van Gogh, a cui spesso lo si apparenta. Una deliziosa selezione fu presentata nel 1982 a Traversetolo
(PR), in settembre, al Museo “Renato Brozzi”.
Tutte le mostre sono state corredate da un catalogo rigoroso e graficamente molto elegante,
curato da Franko Benedetti, (Perugia 1935 – Parma 1993), che ha dato una riconoscibilità alle
edizioni di Agosta Tota e, successivamente, fino alla morte, al Centro Studi, che in parte
a questa tradizione ancor oggi si ispira.
Nel 1983 la nascita del
Centro Studi & Archivio “Antonio Ligabue”, fondato oltre che dal suo presidente
da Franko Benedetti, art director, Marzio Dall’Acqua, storico dell’arte, Afro Daolio,
pittore, Raffaele De Grada, critico d’arte, Mario De Micheli, critico d’arte, Davide
Lajolo, scrittore e critico d’arte, Italo Mussa, critico d’arte, Luigi Serravalli,
scrittore e critico d’arte, Franco Solmi, critico d’arte, Giancarlo Vigorelli,
scrittore e critico d’arte e Cesare Zavattini, scrittore.
Di Davide Lajolo (Vinchio, Asti, 1912 – Roma, 1984), con illustrazioni tratte da disegni
di Marino Renato Mazzacurati (San Venanzio di Galliera, 1907 – Parma, 1969), Agosta Tota
ha pubblicato una splendida e stimolante monografia sugli artisti del nostro tempo intitolata “Gli
uomini dell’arcobaleno”, Parma 1984.
Oggi fanno parte del comitato scientifico del Centro Studi: Luigi Cavallo, critico d’arte,
Gianni Cavazzini, critico d’arte, Marzio Dall’Acqua, storico dell’arte, Afro
Daolio, pittore, Raffaele De Grada, critico d’arte, Giannino Magli, antiquario, Gustavo
Marchesi, scrittore e critico musicale, Renzo Margonari, critico d’arte e pittore, Franco
Maria Ricci, editore e Vittorio Sgarbi, critico d’arte.
La creazione del Centro
Studi & Archivio “Antonio Ligabue” ha permesso di definire meglio criticamente
la personalità e l’opera di questo artista legato alla pittura del suo tempo,
dalla temperie fauve al Novecento, all’espressionismo, in una serie di ricostruzioni
sui dati e sui documenti operate soprattutto da Marzio Dall’Acqua, considerato il maggior
storico dell’artista.
Così con la mostra di Cencenighe Agordino (BL), del giugno – settembre
1984, si indagava l’ambiente familiare della madre, mentre con quella di Mirandola (MO),
Biblioteca Comunale, dello stesso anno, ottobre – gennaio, si proseguiva l’opera
di schedatura della produzione dell’artista, iniziata con Orzinuovi (BS)
1983, dove erano stati presentati oltre quaranta inediti. Nel 1985, a celebrare il ventennale
della morte, a Lerici (SP), nel Castello Monumentale, si confrontava Ligabue
con gli artisti con i quali aveva vissuto e diviso esperienze e saperi da Marino Mazzacurati,
pittore e scultore, ad Arnaldo Bartoli (Reggio Emilia, 1900 – Guastalla 1993), al pittore
e scultore Andrea Mozzali (Guastalla, 1985 – Poviglio, 1977), che gli furono sempre
vicini e lo aiutarono in vari modi, agli “antagonisti” Pietro Ghizzardi e Bruno
Rovesti (Gualtieri 1907 – 1987) ed infine agli scrittori, musicisti ed artisti legati
alla esperienza della Pia Cantina di San Francesco di Guastalla, in cui Ligabue fu coinvolto.
Di espressionismo scrisse anche Edith Schloss, recensendo alla fine di agosto 1985 la mostra
di Lerici sull’International Herald Tribune.
Nello stesso anno ricordiamo le esposizioni a Montecatini Terme (PT) all’Accademia
d’arte “Dino Scalabrino” e di Cavriago (RE) nella sala Comunale.
Da questo periodo l’attività del Centro Studi si intensifica ottenendo, per le
esposizioni, riconoscimenti sempre più prestigiosi: dall’Alto Patronato del Presidente
della Repubblica, ai patrocini dei Ministeri (Beni Culturali, Affari Esteri, Istruzione Pubblica)
e Regioni.
Ligabue viene sempre più confrontato con gli altri artisti del suo tempo: dalla mostra
di Oderzo (TV), Palazzo Foscolo, del 1989, a quella di Viterbo,
nel Palazzo dei Papi, del 1990, a quella di Dubai, negli Emirati Arabi del
1995, fino alla grande antologica itinerante di Gualtieri (RE) del 1996, approdata
di nuovo a Cencenighe Agordino, Modena e Napoli,
alla Galleria Mediterranea della Mostra d’Oltremare. Esemplare in questo senso la mostra
di Gualtieri, sempre come le altre in Palazzo Bentivoglio, intitolata “Riscontri
nell’arte: ritratti e autoritratti d’artista”, nella quale gli autoritratti
del pittore sono confrontati e inseriti tra quelli dei maggiori maestri del XX secolo italiani,
sdoganandone definitivamente l’opera.
Il Centro Studi ha promosso nel 1997 l’edizione del romanzo di Karin Kavelin Jones “The
roar of the lion” dedicato a Ligabue e pubblicato dalla Capra Press di Santa Barbara
(California).
Nel 1999 iniziano le celebrazioni
del centenario della nascita nel luogo che più di tutti era deputato a onorare Ligabue,
al Kunsthaus di Zurigo, con presentazione di Marzio Dall’Acqua e Franz
Billeter, che ha scritto: “L’eccezionalità di Ligabue nel panorama figurativo
italiano, la sua capacità visionaria, la sapienza cromatica, l’energia grafica
e plastica di questo autore, sono la prova di un grande talento, che non si deve ricercare
nell’eccentricità dell’artista, anzi al contrario, esso è riuscito
a sprigionarsi nonostante le difficoltà psicologiche, gli squilibri ed i mille ostacoli
di una vita di emarginazione”.
Sempre nel centenario della
nascita, il Centro Studi ha firmato la mostra realizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
a Roma nell’antico carcere minorile del Complesso Monumentale del San
Michele a Ripa, inaugurata dall’allora Ministro On. Giovanna Melandri. Lo stesso complesso
architettonico in quell’occasione fu presentato per la prima volta, terminati i restauri.
La mostra aveva l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e i patrocini, come
sempre, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
e del Ministero della Pubblica Istruzione. La rassegna, curata insieme da Luigi Cavallo, Marzio
Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, aperta il 17 settembre 1999 e chiusa il 9 gennaio 2000,
era un’antologica dell’artista, ma in una sua parte riprendeva il confronto degli
autoritratti di Ligabue con quelli dei maggiori artisti dell’arte italiana del secolo
scorso.
Nel 2001 Franco Maria Ricci
in collaborazione con il Centro Studi pubblica “Toni” una splendida e
lussuosa monografia, che completa e conclude, un itinerario iniziato con quella mitica con
la quale aveva aperto, nel 1967, l’attività della sua casa editrice, con il celebre
poemetto di Cesare Zavattini, testo critico di Mario De Micheli e testimonianza di Marino Mazzacurati.
“Toni” è servito come catalogo della mostra di Mantova,
nel 2001, alla Casa del Mantegna, e di Arezzo nel 2002, alla Galleria d’Arte
Contemporanea. Le opere di Ligabue vengono affiancate con quelle di Mazzacurati e di Cesare
Zavattini, che fu anche pittore, nella mostra di Orzinuovi (BS) del 2003,
nel Castello di San Giorgio.
Nel 2005 si celebra il quarantesimo anniversario della sua morte con una mostra ufficiale a
Cencenighe Agordino (BL) , paese natale della madre.
Nello stesso anno Augusto Agosta Tota come editore e come curatore, in collaborazione con Marzio
Dall’Acqua, pubblica il “Catalogo Ragionato dei Dipinti” di Ligabue,
in due tomi con 868 quadri riprodotti, generalmente a piena pagina, ciascuno accompagnato da
una scheda dettagliata; con i testi fondamentali di questa monografia in inglese oltre che
in italiano, Ligabue diventa disponibile all’intero mondo dell’arte internazionale.
Alla lettura delle opere si unisce la restituzione filologica dei passaggi di proprietà e
della bibliografia relativa a ciascuna di esse.
E’ un modo per collegare
idealmente tra loro i collezionisti, coloro che nel tempo hanno creduto ed investito sull’artista,
per studiare nuovi progetti espositivi, per ampliare la fama di Ligabue nel mondo. E’ fornire
una garanzia agli studiosi per poterne approfondire gli aspetti linguistici e creativi. Strumento
di lavoro, ma anche mezzo di indagine e scoperta, questa edizione generale dell’opera
di Antonio Ligabue è comunque un punto fermo per indagarne e conoscerne l’opera
e lo stile.
Nel 2008 si è tenuta a Palazzo Reale di Milano (20 giugno-4 novembre 2008) la più grande antologica mai realizzata su Ligabue con oltre 250 opere a sottolineare un immaginario e un’identità pittorica incomparabili.
Nel 2009 Il Centro Studi ha partecipato alla mostra di Vittorio Sgarbi Arte Genio e Follia. Il giorno e la notte dell'artista, tenutasi a Siena presso il Complesso Museale Santa Maria della Scala (31 gennaio-25 maggio 2009).
Nello stesso anno il Centro Studi ha coprodotto, assieme a Rai Trade e Officina della Comunicazione, un film-dossier Antonio Ligabue: fiction e realtà di Salvatore Nocita, lo stesso regista della fiction Ligabue del 1977 con lo stesso Flavio Bucci, che qui fa da narratore e conduce lo spettatore dalla realtà dei fatti documentati alla finzione degli eventi ricostruiti dalla RAI. Un film-dossier che nasce con l'obiettivo di proporre un ritratto inedito dell'uomo e dell'artista: di un individuo che è riuscito a liberarsi dalle sue angosce e dalle sue patologie grazie alla pittura e alla scultura. In occasione della presentazione del documentario, distribuito da Rai Trade, al Festival Internazionale del Film di Roma (15-23 ottobre 2009) il Centro Studi, in partnership con l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, ha organizzato nella sede del Festival un'esposizione di oltre 80 opere dal titolo Antonio Ligabue: espressionista contemporaneo.
Nel 2010 si è tenuta a Palazzo Pitti di Firenze la rassegna dal titolo RUGGITO Antonio Ligabue. La lotta per la vita (30 otttobre 2010-16 gennaio 2011).
L'ultima antologica dedicata al nostro artista è stata organizzata a Mamiano di Traversetolo presso la Fondazione Magnani Rocca (12 marzo-26 giugno 2011).
Inoltre il Centro Studi ha concesso il patrocinio ad un evento di particolare interesse culturale: si tratta di una rappresentazione teatrale che ha per soggetto la vita di Antonio Ligabue scritta da Elisabetta Salvatori e Marzio Dall'Acqua.
Augusto Agosta Tota ha realizzato
molteplici iniziative culturali, non solo sul maestro di Gualtieri, ma anche su altri artisti
quali Giorgio De Chirico (La Versiliana, Marina di Pietrasanta; 1988; Casa
del Manzoni, Milano, 1989) e le antologiche di Salvatore Fiume in Unione Sovietica
(Mosca e Leningrado, 1991, e Gualtieri, Palazzo Bentivoglio, 1988, ad un anno della morte del
pittore), l’antologica di Nerone, sempre a palazzo Bentivoglio di Gualtieri
nel 2004.
Naturalmente tutta l’attività del
Centro Studi è documentata attraverso i cataloghi che hanno segnato ogni volta una tappa
fondamentale della ricerca. |

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| Autoritratto
con mosca, olio su tela, cm 70x50 |
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| Autoritratto con
cane, olio su faesite, cm 168x130 |
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| Tigre con serpente,
olio su faesite, cm 66x80 |
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| Leopardo, olio su
faesite, cm 130x201 |
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| Aquila, puntasecca,
cm 19x24,6 l'incisione, su carta di cm 40,7x69,6 |
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| Leopardo puntasecca,
cm 22,4x28,1 l'incisione, su carta di cm 50x70 |
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Autoritratto, bronzo,
cm 37,2x24,2x22,4 - portato al vero in 99 esemplari numerati |
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| Cavallo in amore,
bronzo, cm 29,5x40x15 - tiratura 75 esemplari numerati |
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| Pantera, bronzo,
cm 16x35x29 - tiratura 1500 esemplari numerati |
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18
dicembre 1899
Antonio Ligabue nasce a Zurigo da Elisabetta Costa, originaria di Cencenighe Agordino, località in
provincia di Belluno. È registrato anagraficamente come Antonio Costa.
settembre 1900
Antonio viene affidato a una coppia di svizzero-tedeschi, Elise Hanselmann e Johannes Valentin
Göbel, con i quali rimarrà sino al 1919. La sua lingua madre diverrà il
tedesco. Non verrà legittimata la sua adozione, ma il bambino si legherà moltissimo
in una relazione di amore ed odio, alla matrigna.
18 gennaio 1901
Bonfiglio Laccabue, emigrato in Svizzera dal Comune di Gualtieri, sposa ad Amrisweil Elisabetta
Costa e il 10 marzo successivo legittima il piccolo Antonio dandogli il proprio cognome, che
poi il pittore, divenuto adulto, cambierà in Ligabue. Non si sa se questi fu veramente
suo padre o solo il suo patrigno.
1910 - 12
La famiglia Göbel è a Tablat, nel circondario di S. Gallo. Qui Ligabue frequenta
le scuole e arriva a superare solo la terza elementare.
17 maggio 1913
Entra nell’istituto di Marbach, un collegio per ragazzi handicappati. Si segnala subito
per l’abilità nel disegno e per la cattiva condotta.
maggio 1915 - 17
Viene espulso da Marbach. Ha completato la quarta elementare. Si trasferisce con la famiglia
adottiva a Staad dove inizia a fare il contadino. Lavora saltuariamente e conduce una vita
girovaga.
18 gennaio - 4 aprile
1917
Viene ricoverato nella clinica psichiatrica di Pfäfers. L’internamento è dovuto
a una crisi violenta nei confronti della madre adottiva.
aprile 1917
Si ricongiunge con la famiglia Göbel che nel frattempo si è trasferita a Romanshorn.
Rimane con loro ben poco tempo e riprende la vita errabonda. Nei suoi numerosi trasferimenti
viene senz’altro in contatto con i pittori girovaghi che costituiscono i naïfs
dell’Appenzell.
11 giugno 1918
Sostiene la visita di leva al Consolato di Zurigo e viene riformato.
15 maggio1919
Ligabue viene espulso dalla Svizzera, su denuncia della madre adottiva. La donna, trovando
il giovane indifferente e scostante nei suoi confronti, era andata al Municipio di Romanshorn
per lamentarsi di lui, senza rendersi conto delle conseguenze che il suo gesto avrebbe prodotto.
2 giugno 1919
Viene portato da Chiasso alla questura di Como. Il prefetto di questa città inizia gli
atti per inviare Ligabue a Gualtieri, comune d’origine del padre.
9 agosto 1919
Scortato dai carabinieri arriva in Italia, a Reggio Emilia.
settembre 1919
Ligabue fugge da Gualtieri tentando di espatriare. Viene fermato a Lodi e consegnato al questore
di Milano.
8 ottobre1919
Viene riportato a Gualtieri. Qui vive del soccorso del Comune, di quello che gli invia la matrigna
svizzera e della carità dei compaesani. Inizia a lavorare come “giornaliero”.
Conoscendo solo la lingua tedesca, si intrattiene con gli ex-emigranti dei paesi germanici.
Già allora disegna. Lavora fino al 1929 agli argini del fiume Po.
Desiderava tornare in Svizzera e raggiungere al più presto la madre adottiva. La nostalgia
della Svizzera e per la matrigna erano intense. Avvertiva la mancanza della famiglia, l’impossibilità di
comunicare con gli altri. Gli era difficile trovare lavoro, inserirsi nel nuovo ambiente era
superiore alle sue forze. Del resto il Comune non era in grado di offrirgli un’assistenza
che gli permettesse di vivere. I ricordi di Ligabue sono confusi, il periodo svizzero è come
una nebbia, illuminata solo dal desiderio del ritorno.
1927-28
Lavora sempre più saltuariamente, vive come un selvaggio nei boschi e nelle golene del
Po. Inizia a dipingere e a scolpire con l’argilla più assiduamente. In quell’anno
viene avvicinato dallo scultore Marino Mazzacurati.
1932
Viene ospitato dal flautista Licinio Ferretti. Ormai l’interesse prevalente di Ligabue è rivolto
alla pittura. Vive girovago alternando soggiorni in casa di amici con ritiri nelle campagne
lungo il Po.
14 luglio 1937
Viene internato nel manicomio di S. Lazzaro di Reggio Emilia. Il medico di Gualtieri motiva
il ricovero sottolineando il carattere irascibile e violento del pittore e i suoi gesti di
autolesionismo. La diagnosi d’ingresso è “stato depressivo”.
3 dicembre 1937
Viene dimesso e rimandato a Gualtieri.
23 marzo1940
Secondo ricovero nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia per “psicosi maniaco-depressiva”.
16 maggio 1941
Lo scultore Andrea Mozzali si assume la responsabilità di far uscire Ligabue dall’ospedale
psichiatrico e di ospitarlo nella propria casa a Guastalla. La sua opera pittorica nello stesso
anno aveva interessato Luigi Bartolini. Durante la guerra fa da interprete alle truppe tedesche.
13 febbraio 1945
Terzo internamento nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Il ricovero è determinato
dall’aver percosso con una bottiglia un soldato tedesco. La reclusione in casa di cura
lo salva da sicure e gravi punizioni.
6 dicembre 1948
Viene dimesso dall’ospedale. Trova rifugio nel ricovero di mendicità di Gualtieri.
Continua a dipingere e lentamente la sua fama si diffonde. Vince premi, vende quadri, trova
amici, spesso interessati, che lo ospitano; su di lui si girano documentari e films.
Egli rimane lo stesso, anche se viene identificando nelle automobili, dopo la passione per
le motociclette, il segno di un raggiunto prestigio sociale, con forme maniacali (vorrà un
autista, che si tolga il cappello, aprendogli la portiera della macchina per salire).
febbraio 1961
Mostra delle opere di Ligabue a Roma.
1 aprile 1961
Ligabue abbandona il ricovero Carri di Gualtieri.
8 giugno 1961
Ha un incidente in motocicletta e viene ricoverato per un mese all’ospedale.
novembre1962
A Guastalla (RE) gli si dedica un’ampia antologica.
18 novembre 1962
Viene colpito da paresi. Dopo vari ricoveri in diversi ospedali, viene inviato infermo al ricovero
Carri di Gualtieri.
18 giugno1963
Chiede di essere battezzato.
24 luglio 1963
Viene cresimato. Ormai è ridotto immobile in un letto, mentre la fama delle sue opere
acquista dimensione nazionale.
27 maggio 1965
Muore al ricovero Carri di Gualtieri. |